Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori è il titolo di una delle più famose raccolte biografiche della storia dell’arte, scritta da Giorgio Vasari nel 1550 con una seconda edizione nel 1568.
Perché parlare di questa grande (sia di dimensioni che di importanza) opera?
Beh ammetto che neppure io l’avevo mai presa in considerazione più di tanto e, anzi, mi chiedevo perché leggerla visto che ci sono già tanti saggi e monografie e manuali di arte che mi raccontano tutto dell’artista…
Poi per un esame universitario ho dovuto leggerne alcune parti (piccolissime rispetto all’impianto dell’opera) e devo dire che mi sono dovuto ricredere!
Vasari è un architetto e un pittore quando scrive le vite, non un letterato o un teorico… questo fa sì che sia dentro la materia, la viva, la studi… ed è un valore aggiunto notevole!
Grazie alle “Vite” ora i passaggi tra un’epoca e l’altra mi sono più chiari, così come hanno un sapore più autentico le biografie degli artisti.
L’arte è anche studiare le fonti, non solo l’opera d’arte che vediamo nei musei.
Se vogliamo leggere correttamente un dipinto, un mosaico, una statua, dobbiamo sapere chi l’ha fatta, in quale contesto, ma anche a quale movimento l’artista aderisce o non aderisce, quali sono le novità stilistiche che apporta o quali sono i maestri dai quali ha tratto ispirazione, che tipo di formazione ha ricevuto all’inizio della sua carriera.
Sapere che Piero della Francesca ha avuto come maestri e quindi ha guardato all’arte di Masaccio e di Beato Angelico, sapere che Michelangelo ha guardato alle novità spaziali e “monumentali” di grandi come Giotto, Masaccio e Donatello, aiuta lo spettatore ad una lettura più precisa, accurata e storicamente/artisticamente più completa.
Questa “formazione” che lo spettatore dovrebbe avere comprende anche la lettura delle fonti, tra cui oggi voglio appunto ricordare Vasari.
Questo non vuol dire dimenticarsi della componente emotiva, anzi!
Guardando un’opera è fondamentale trascorrere alcuni secondi/minuti ad osservarla e a creare quel muto dialogo, che tanto si cercava nel Rinascimento, tra tela e spettatore; quando abbiamo instaurato un legame, allora possiamo chiederci chi sia l’artista, quale sia il contesto e tutti quegli elementi che ho stato prima.
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