mercoledì 25 novembre 2015

Un artista controverso

“Praxis”, questo è l’aggettivo che il biografo Bellori, a metà Seicento, utilizza per identificare la personalità complessa di Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Perché proprio “praxis” anziché, come ci si aspetterebbe, “lumen et umbra” (attribuito invece a Poussin)?
La pittura di Caravaggio è fatta di luce e ombra, così come lo era la sua evoluzione artistica: se si osservano le opere romane del primo periodo e le si confrontano con quelle del secondo periodo presso il Cardinal del Monte, è possibile osservare come le prime fossero irradiate di luce, con sfondi che mettevano in risalto il taglio di provenienza della fonte luminosa, mentre quando iniziano le opere a carattere religioso le atmosfere non solo si incupiscono, ma le figure sono perennemente immerse e cristallizzate nell’oscurità, un buio che, però, porta in rilievo il volto dei personaggi e tutti qui dettagli che erano importanti (ricordo che la pittura di Caravaggio era fortemente simbolica e piena di rimandi) per la corretta lettura e comprensione dell’opera.
Il motivo per il quale Bellori utilizza “praxis” si lega al fatto che l’arte del maestro lombardo si costruisce sull’estremo realismo e naturalismo, che porta ad avere figure vere, non idealizzate e che vivono quotidianamente la realtà cittadina nelle vie e nelle osterie che l’artista stesso frequentava costantemente. 
Le figure religiose hanno come modello persone normali del popolo: caso eclatante di questo aspetto è senza dubbio la “Morte della Vergine”, opera che risale al 1604-1606 circa e nella quale il modello della Vergine era stato il corpo senza vita di una prostituta trovata morta nel Tevere (ovviamente l’opera fece scandalo!).
Tutta via non solo casi estremi come quello appena descritto, ma moltissime altre opere erano così naturalistiche e soprattutto tanto realistiche da essere anche rifiutate dai committenti perché considerate poco consone; ne sono un esempio le opere per la Cappella Cantarelli in San Luigi dei Francesi (“Vocazione di San Matteo”, “San Matteo e l’angelo”, “Martirio di San Matteo”), rifiutate per l’elemento crudo e realistico che non era consono al luogo e al carattere devozione e sacro che quelle opere richiamavano.

La personalità di Caravaggio è molto complessa ed articolata e la sua vita ovviamente ne è lo specchio: dopo la sua formazione lombarda si sposta già all’età di 20 anni a Roma dove, in un primo momento, lavora con il Cavalier d’armino e poi viene introdotto alla corte del Cardinal del Monte.; si sposta poi a Napoli nel 1607 dopo il famosissimo omicidio commesso durante una lite per strada, per trasferirsi poi a Malta; anche a Malta ha problemi con la giustizia e scappa alla volta della Sicilia dove lavora nelle città di Siracusa, Messina e Palermo.
Caravaggio, grazie all’intercessione di persone potenti e che appoggiavano la sua arte, si avvia verso Roma (era vicina la grazia per l’omicidio commesso anni prima), ma appena partito da Napoli sarà colto da malaria e morirà su una spiaggia.

Come si vede la vita è stata molto articolata e movimentata e tutto, sia il Caravaggio-uomo sia il Caravaggio-artista, è caratterizzato dal realismo e da una condizione estremamente “pratica”, umana, cruda.

Chissà, forse proprio questo è all’origine della fortuna critica altalenante di questo grande maestro! 
  

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